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Dettaglio documento pubblicato n. 525
 
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Data: 07/04/2008
Destinatario:
Descrizione: INTERVENTO al CONVEGNO SULLA SICUREZZA
   
Dettaglio:
“Quali Politiche intraprendere per la Sicurezza e il Decoro Urbano” Un problema di cui spesso si parla negli ultimi anni, è talmente presente nei nostri discorsi quotidiani da essere il più delle volte utilizzato anche come argomento di intrattenimento; alternativo quasi alle condizioni del tempo meteorologico, è un argomento, quello della sicurezza, che se ne parla ovunque, nelle assemblee, a scuola, nei bar, nelle piazze, nelle case fra amici. Lo studio sulla paura della criminalità, quindi alle problematiche della sicurezza, risale agli inizi degli anni sessanta, proprio in quel periodo il governo americano si apprestava a sottoporre all’0pinione pubblica il programma di “guerra al crimine”, secondo alcuni studiosi di quell’epoca, questo servì allo stesso governo americano per spostare l’attenzione dei cittadini dal problema alquanto impopolare in quel paese, quello della guerra in Vietnam (Quinney 1970). L’uso non specifico ed evocativo del termine ”paura della criminalità” suggerisce ancora oggi l’ipotesi, come accadde negli anni sessanta negli stati uniti che l’argomento potrebbe essere utilizzato da alcuni politici e mas media (conniventi) per confondere le menti delle persone, distogliendole dai problemi ben più gravi, o per legittimare politiche repressive: incitare i cittadini a scendere in piazza per manifestare su questo tema è molto pericoloso. Certo non ci aiuta sapere attraverso la stampa in questi giorni, che importanti figure Istituzionali organizzano sul proprio territorio manifestazioni di piazza le quali, altro non fanno che amplificare quello stato di insicurezza fra i cittadini, alimentando paure che bene non fanno alla democrazia e al comune senso di civile convivenza. I problemi complessi, necessitano di risposte complesse, ed una politica che tende a semplificare le difficoltà facendo finta di risolverle non è una buona politica; quindi una sana politica è quella che si mette in discussione senza preconcetti e tende a creare le giuste condizioni per un proficuo e sereno quanto costruttivo confronto, solo allora si può affrontare con successo il tema della “sicurezza possibile”. - promuovere la città come protagonista di una politica di riduzione all’insicurezza. - costruire una “cultura della sicurezza comune”, a partire dalla partecipazione, cooperazione e scambio di esperienze, conoscenze e progetti. - essere “punto fermo” di analisi della criminalità e di elaborazione politica. L’esperienza mi porta a pensare che la sicurezza non è solo sinonimo di repressione, di lotta alla criminalità, ne semplicemente una questione risolvibile con una presenza massiccia di Forze di Polizia sul territorio; il controllo della Polizia, la repressione dei comportamenti devianti sono sicuramente elementi costitutivi di una strategia di sicurezza non certo gli unici; d’altra parte si è largamente compreso che non è possibile considerare la “Questione Sicurezza” solo come una battaglia alle ineguaglianze, alle ingiustizie sociali, come fonte di emarginazione e di potenziale devianza, ma che deve sempre essere inquadrata in un ambito molto più ampio, inserendoci anche la problematica del decoro urbano e il grado di vivibilità percepita nei territori. Di certo i due temi un tempo separati sono strettamente collegati e proprio per questo occorre avere una visione unitaria, occorre da una parte investire sulla sicurezza e produrre un più capillare controllo del territorio gestendo con forza il fenomeno attraverso anche una promozione sul tema della “certezza della pena per gli atti criminosi” e dal’ altro promuovere l’uscita della emarginazione sociale di ampie fasce della società, diminuendo nel contempo quei fattori di disuguaglianza nei diritti e nelle opportunità: oggi si deve affrontare il problema con uno spirito tutto nuovo: equazione: A+T+F+L : Accoglienza : Tolleranza = Fermezza : Legalità. Questi sono gli elementi indispensabili per poter sviluppare e raggiungere gli obiettivi sul tema della “sicurezza possibile”. Partendo dal principio che una città sicura non è semplicemente una città con un basso tasso di criminalità e micro-criminalità; dobbiamo quotidianamente fare i conti con un sempre più diffuso senso di insicurezza da parte dei cittadini, questo è un problema grave quanto quello della criminalità oggettiva, laddove si percepisce un disagio e una paura nella vita quotidiana, si determina uno spazio urbano non più condiviso, nel quale vengono meno gli strumenti di socialità dove aumentano a dismisura i conflitti, dove i soggetti più deboli: bambini, donne e anziani vengono penalizzati, dove in sostanza la “Qualità della vita stessa è penalizzata”. Il concetto che vorrei esprimere è quello per cui intervenire sulla sicurezza, vuol dire intervenire per migliorare qualitativamente la vita; una città sicura è quella in cui le criticità che generano insicurezza, sfiducia e paura, sono ridotte al minimo, ed in genere quella criticità riguardano aspetti molto lontani o addirittura diversi dal fenomeno strettamente criminale. Il disagio e la paura derivano spesso da problemi di natura socio-ambientale che possono coinvolgere indiscriminatamente tutti i cittadini: il traffico caotico, l’inquinamento in ogni sua forma ed espressione,il degrado urbano in ogni sua manifestazione, il non comportamento civile nostro o di altri dinnanzi ad ogni eventualità. Basta pensare semplicemente alle aree urbane poco illuminate o aree metropolitane con l’assenza di attività commerciali, luoghi di incontro a carattere sociale, luoghi della cultura, aree degradate e per questo scarsamente vissute. Il fenomeno dell’immigrazione, che spesso insorge nella semplice presenza “dell’altro” diverso da me, la sua non conoscenza e l’incomunicabilità che ne deriva crea una barriera di diffidenza e spesso di rifiuto. Ed è proprio il territorio l’elemento che dobbiamo tenere presente, in quanto, nelle stesse aree metropolitane insistono condizioni oggettive e soggettive di sicurezza diametralmente opposte. Le Municipalità, con il sostegno del Comune, secondo il mio modesto parere possono fare molto su questo fronte, l’ordinamento degli Enti Locali ci può mettere in condizione di esercitare una piena titolarità in ampi settori della vita civile. I Municipi possono essere quel contenitore e volano capace di coinvolgere altri pezzi della Amministrazione Locale con particolarmente attenzione alla Società Civile: l’associazionismo , la cooperazione , il sindacato, i comitati di quartiere, le parrocchie, anche il privato come commercianti e industriali del territorio che possono trovare soddisfazione dei propri obiettivi nell’ambito di una “cultura della sicurezza”. Una Comunità di persone che si riconosce nella propria città, nel proprio Municipio, nel proprio Quartiere, e che trova le giuste risposte da parte della Amministrazione e soprattutto sente la “Legalità” come un fatto concreto e non soltanto come un termine astratto, oltre ad essere una Comunità migliore è senza dubbio alcuno una Comunità in grado di rispondere prontamente e meglio a qualunque minaccia, affrontando con serenità, forza ed energia ogni pur grave contingenza. Mai come adesso si rende necessario e ci si accorge maggiormente della necessità di una completa collaborazione fra le forze dell’Ordine: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Municipale, proprio perché richiamati da un allarme oggettivo che presuppone un sostegno reciproco fra tutti gli attori della sicurezza per rinsaldare quei vincoli di cittadinanza a svolte sbiaditi dalla indifferenza. Il senso di insicurezza si sviluppa e prolifera quando non esiste o sono scarsi i rapporti umani, i rapporti sociali, quando nelle nostre realtà urbane si evidenzia un decadimento del livello di socialità, una paura del nuovo, occorre dare una risposta credibile a tutti questi fattori, una risposta che sappia invertire questa tendenza, e questa risposta va individuata nell’impegno comune di tutti i livelli di collaborazione. Va proseguito senza esitazione, ed in breve tempo, il lavoro che il nostro Sindaco di Roma Walter Veltroni, sta portando avanti attraverso quel suo assiduo impegno nei confronti della città ed in particolare verso la sicurezza e il decoro urbano di questa, che in pratica si traduce in una città migliore, più vivibile, con più cultura e sicurezza; inoltre come spesso Lui ci ricorda il primo obiettivo da raggiungere è quello di una soluzione “politica” del caso; necessita che lo Stato si faccia carico ed investa sulla sicurezza a livello territoriale in base alle specifiche esigenze con: uomini, mezzi, risorse, non è più praticabile il non sentirsi “attore principale”. Sono comunque convinto che il sentimento di insicurezza è particolarmente alimentato da quella piccola illegalità diffusa, da quella diseducazione civica che quotidianamente ci nega la possibilità di sentirci parte di una collettività alla quale spesso lo stesso cittadino si rende indifferente, volontariamente o non, ma che non fa altro che alimentare quel clima di insicurezza e sfiducia verso le Istituzioni, tali da rendere vani molteplici sforzi. Nella lettura dei quotidiani si scopre ogni giorno l’immagine di una città dove la tensione e i disagi sociali si moltiplicano con conflitti, violenza e micro-criminalità, si evidenziano sempre di più problemi di immigrazioni, di comportamenti violenti di alcuni giovani, di tossicodipendenza e poco ci si rende conto del venire meno della coesione sociale che significa fra l’altro, comportamenti rispettosi degli altri, comportamenti rispettosi della “cosa” comune, di una comune cultura della solidarietà e di convivenza civile. Queste palpabili sensazioni, influenzate anche da processi di sfiducia verso la politica e le Istituzioni necessitano di una mediazione o di una ricerca di una nuova cultura del vivere civile che si determinano soprattutto nei quartieri in un peggioramento della vita di tutti ed in particolare in quella categoria di cittadini più deboli. Per promuovere sicurezza c’è bisogno di una partecipazione attiva della comunità locale, dei cittadini che direttamente si fanno protagonisti di azioni tese al miglioramento della qualità della vita; in questo senso l’intervento di mediazione sociale, tra le strategie per promuovere la sicurezza urbana si configura come il più adeguato ed innovativo al raggiungimento di tale obiettivo. La mediazione sociale ha lo scopo di aiutare le singole persone o i gruppi in conflitto tra loro a confrontarsi sulla natura, sui motivi e sugli effetti collegati alle tensioni sociali dal punto di vista delle diverse parte coinvolte, per trovare ove possibile delle soluzioni che rendano soddisfatti tutti gli attori; l’obiettivo è quello di restituire responsabilità sia a chi si è reso promotore del conflitto, sia a chi lo ha subito. Il processo di mediazione sociale può essere anche lungo ma fornisce un contesto sicuro, garantito, in cui il conflitto può essere compreso e a cui può esser data una risposta più soddisfacente possibile per entrambi le parti; i mediatori sociali non risolvono i problemi dall’alto, ma invece favoriscono, facilitano e sollecitano un processo che permetta ai disputanti stessi di essere pienamente autorizzati ad affrontare il conflitto con l’altro in modo costruttivo. L’immobilismo e il disorientamento che ha visto crescere i toni polemici e le critiche del dibattito sulla sicurezza, lo scegliere come base lo strumento della mediazione sociale significa porsi in un’ottica di responsabilità, di corresponsabilità reciproca tra tutti i soggetti sociali nel costruire insieme il benessere di una città, cercando ed impegnandosi verso soluzioni praticabili e soddisfacenti. La sfida su questo fronte ha come obiettivo generale la vivibilità e la qualità della vita mirando dritto verso le comunità presenti sul territorio, come luoghi e soggetti per ricostruire momenti di socialità, di socializzazione, di mediazione e di governo del fenomeno, accanto ai tradizionali luoghi di aggregazione sociale come la scuola, le parrocchie, l’associazionismo in generale. I contesti territoriali: - è opportuno , oltre che necessario conoscere a fondo il territorio in cui si deve operare, - bisogna impegnarsi in un’analisi dettagliata delle fonti ufficiali sociologiche e statistiche, relative alla zona. - assemblare interviste e testimonianze degli stesi abitanti, delle associazioni già operanti sul territorio, e di tutti quei cittadini che si impegnano civilmente e culturalmente, prevenendo la stesura di una griglia corrispondente a caratteristiche socio-demografiche, urbanistiche, presenza dei servizi esistenti e inesistenti, grado di accessibilità e le problematiche sociali più emergenti. Gli Obiettivi: - principale obiettivo di un progetto di mediazione sociale è quello di realizzare un intervento sperimentale su una specifica area della zona prescelta in cui risulti primaria l’analisi dei conflitti sociali in crescita o in evoluzione, attraverso la diffusione di una cultura della mediazione, condivisa e partecipata, sperimentando di giorno in giorno percorsi di ricerca e di intervento. Le attività da mettere in cantiere: - Costituzione di un centro per la documentazione sulla sicurezza Municipale. - Promozione di iniziative già intraprese nel territorio in altri territori. - Rafforzare l’attività di mediazione sociale attraverso le scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio. - Consolidare le attività con la società civile e l’associazionismo già presente. - Formare singoli cittadini a promuovere e svolgere funzioni di mediazione. - Diffondere la cultura della mediazione locale. - Aumentare il senso di appartenenza al territorio. Per fare questo occorre: a) la necessità di una osservazione costante delle problematiche b) la mappatura dei conflitti e delle probabili soluzioni attuate c) il monitoraggio permanente del territorio in ogni suo aspetto d) il rapporto diretto con la cittadinanza attraverso gli sportelli diretti alla cittadinanza e) delegare alla partecipazione attraverso i percorsi formativi f) una minuziosa e capillare rete sul territorio. La mia idea sarebbe quella di promuovere in ogni Municipio un “Osservatorio Permanente sulla Sicurezza” che affianchi il grande lavoro già svolto da questa Amministrazione Comunale con Walter Weltroni partendo o dalla esperienza del “ Piano Regolatore del Sociale” , che parta dai singoli Municipi si propaghi in tutta la città di Roma, coinvolgendo anche soggetti non Istituzionali. Sono certo che questo possa essere uno strumento giusto e capace per ascoltare e per dare risposte, indicare problemi, far emergere quelle criticità sommerse che forse non conosciamo.
   

 
 

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